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06.59 AM. L'amore era un modo di vedere le cose.

Dice, l'amore era un modo di vedere le cose.
E allora il tempo un genitore assurdo.
Già, perché era lì la differenza, quello il discrimine. Che non serviva conoscere il verso e non serviva sapere la lingua. Non era detto che avendo le due cose, le altre si capissero di più.
Comunque - e chiudo - qualcuno c'era sempre che giungeva in tempo senza portar con sé né l'uno, né l'altra. Bastava saperlo ascoltare.
Giusto.


06.59 AM. Le notti quando venivano le canzoni.

E poi c'era il fatto dell'autocromia che sconvolgeva tutta la percezione della storia e del tempo che avevamo in tasca, dico.
E lui: come la fecola di patata, la semplice fecola di patata potesse far diventar tutto contemporaneo, sorprendeva sempre. Simile, in un certo senso simile, alle notti quando venivano le canzoni, hai presente?
In un certo senso.

 

Ph. Elio Mazzacane.

 

06.59 AM. Le ferie della nostra storia.

Forse inizio settembre, e la strana educazione del mondo in quei giorni non era da prendere per buona. Non eravamo tornati ancora dalle ferie della nostra storia. Tutto qui.
E, dice, se osservavi meglio, leggere e scrivere, eran diventate la stessa cosa. Solo che in un caso ti dovevi alzar dalla platea, nell'altro, era ancora l'una meno un quarto di una domanda qualsiasi.
Esattamente, esattamente.


06.59 AM. Eppure il mare ce lo meritavamo, dai.

E quindi la gente non aveva idea, si autoriferiva e si permetteva.
Ma se ci pensi, dico, eravamo nati da batteri vari e ci eravamo evoluti combattendo e lo facevamo con tutti i mezzi possibili - le litigate e gli antibiotici, le fughe e la penicillina.
Vero, se ne parlava giusto qualche tempo fa.
E riprendeva: se una casa curata, ordinata, era l'espressione della chiarezza di una persona, allora per noi erano staccate.
Eppure il mare ce lo meritavamo, dai.


06.59 AM. Ma eravamo rimasti vecchi e digitali come sempre.

Ecco, dice, forse un contatore, un contatore sballato di un social calcolava, a seguire, che in sette-otto anni con gli amici saremmo andati a zero.
Il modello, peraltro, preso pari pari dalla crisi, la crisi perfetta che era il fratto, sì, insomma, il simbolo divisorio tra chi spostava casa altrove e la chiacchierata di una sera.
E io: e tutto senza un azzardo, un tentativo.
E lui: chiaro, il digitale era nel cervello che va, nella testa che invecchia, se ci pensate: l'intonaco, quel cognac di un palazzo non era sorpresa, ma il primo di mille link su un pianeta di sessanta e non so più quanti anni.
Ma su questo ci torneremo.


06.59 AM. L'edificio delle trovate.

E continuava: mentre i disturbati eran quelli che per lenire o dare un senso al loro disturbo, dicevano agli altri cosa non dovevano fare, noi sceglievamo, una a una, quelle che sarebbero poi diventate un'intera categoria di trovate. Ma niente, le più belle idee si perdevano sempre mentre stavi chiudendo la porta e andavi a comprar le sigarette. Ci si metteva anche il vicino a dirti sul portone, magari di quell'antenna che empatia non ha.
Verissimo, dico.


06.59 AM. Intanto i sentimenti snervavano.

Intanto i sentimenti snervavano, restavan lì, a bocca aperta, senza fare un passo. Non sarebbero andati mai via. Li chiamavi, ma non ti seguivano mai. Erano il contrario dei figli.
O il contrario del contrario, era uguale, era lo stesso, dice.
Una lotta.
Esatto.


06.59 AM. Scusa un momento, io volevo entrare nel tuo mondo.

Allora leggo: scusa un momento, io volevo entrare nel tuo mondo, che non era caratteristiche belle e buone, ma un volare e poi camminare e nuotare infine, con le cose in relazione o degli improvvisi, davvero meravigliosi gli improvvisi. E via via che andavi avanti, dopo i cieli trovavi le nuvole, mentre io dall'altro mondo che ero io, sapevo di avere, che avevi, che ci passavamo gli oceani o qualche onda incredibile quantomeno, quando potevamo o quando vuoi, ancora adesso.
Buongiorno!


06.59 AM. Lo chiamavamo party, per semplicità.

Lo chiamavamo party, per semplicità, fa. Mettici il mondo, la stradina in salita, l'espirazione del bus, il nipote. Il profilo, i balconi, la diagonale del sole.
Capito: intanto quel tu che andava via da te, si sposava, aveva tre figli, uno al liceo, figuriamoci gli altri. Tu, intendo.
Così: si avanza nel tempo nervosi e giaguari in corridoi lunghi e futuri. Solo rincorrere senza alzare lo sguardo mai, che soltanto forse ti correrà da un lato l'ironia e ti racconterà di te che vai, della strana vicenda e del ridere che fai. E riesci a galla solo con il suo controcanto, appunto.
Ne parlavamo, dico.


06.59 AM.

Grazie, e per l'ennesima puntata che va a iniziare, qui si va a concludere sempre qualcosa, ma parte la sigla del mondo ancora una volta.
Si tira indietro negli affetti, si anticipa troppo nel lavoro.
A fra poco.

 

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